Paolo Birra è l’allenatore dell’Under 14 del Pescara e l’ideatore del Progetto Dna Calcio. Birra è nato il 9-1-1973, inizia ad allenare a soli 17 anni e, complice un brutto infortunio che interrompe la sua carriera da giocatore a 21 anni, si dedica totalmente alla carriera da mister. Ha conseguito il patentino UEFA B e nel 2010 l’UEFA A a Coverciano. Allena da 27 anni, di cui 19 tra i professionisti (oltre Pescara, ha collaborato anche con Vicenza, Padova e Bassano). Ecco le domande che gli abbiamo posto in esclusiva per Calcio Flash Ponente.
Anche lei ha avuto mister Cadregari come docente al corso UEFA A, qual è il suo pensiero in merito ad allenare prevalentemente con il calcio giocato?
Sicuramente sono d’accordo con mister Cadregari, ma nella esperienza che ho maturato penso che ci siano tante esercitazioni utili per migliorare i ragazzi dei Settori Giovanili. L’importante è fare crescere i giocatori, Velasco diceva che prepariamo squadre bravissime a interpretare gli esercizi, ma che bisogna essere bravi a capire se quel determinato esercizio sia propedeutico alla crescita del gioco di squadra e del singolo giocatore.
Molti pensano che per fare l’allenatore basti guardare il Web e riproporre gli esercizi dei grandi allenatori, cosa ci dice a riguardo?
Nel Web c’è il rischio di trovare tutto preconfezionato, mentre il calcio è qualcosa che si fa attraverso i giocatori che si hanno a disposizione e con il tempo che si sacrifica per migliorare la squdara. Il Web dev’essere un veicolo di avvicinamente tra le persone e un modo per confrontarsi e poter ampliare il proprio bagaglio personale.
Ci spiega come è nata l’idea di Progetto Dna Calcio?
Progetto Dna Calcio è nato come veicolo di confronto e proprio per questo motivo ho voluto che più persone mettessero a disposizione le loro idee. Progetto Dna Calcio è un mezzo per poter essere d’aiuto per tanti colleghi, in un anno e mezzo siamo arrivati a 6300 utenti, con picchi di oltre 50.000 visualizzazioni al mese sulla Pagina Facebook.
Che consiglio si sente di dare ai nuovi allenatori?
Consiglio di non giocare a fare gli allenatori, ma di aiutare i ragazzi a crescere. Non bisogna creare squadre vincenti, ma bisogna mettersi al servizio della loro crescita.







