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Home News Alessandro Gallese è Allenatore Uefa B:”L’allenatore deve riconoscere e trasformare l’informazione ricevuta dal proprio calciatore mentre gioca naturalmente e da lì sviluppare il proprio lavoro”
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Alessandro Gallese è Allenatore Uefa B:”L’allenatore deve riconoscere e trasformare l’informazione ricevuta dal proprio calciatore mentre gioca naturalmente e da lì sviluppare il proprio lavoro”

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Alessandro Gallese, nato a Sanremo il 21/06/1978, è Allenatore Uefa B. Ecco il suo commento in esclusiva a Calcio Flash Ponente:

“La mia arte di maieutico in tutto è simile a quello delle levatrici, ma ne differisce in questo, che essa aiuta a far partorire uomini e non donne, e provvede alle anime generanti e non ai corpi. […] E proprio questo io ho in comune colle levatrici: anche io sono sterile, sterile in sapienza; e il rimprovero che già molti mi hanno fatto che io interrogo gli altri, ma non manifesto mai, su nulla, il mio pensiero, è verissimo rimprovero. Io stesso, dunque, non sono affatto sapiente né si è generata in me alcuna scoperta che sia frutto dell’anima mia. Quelli, invece, che entrano in relazione con me, anche se da principio alcuni d’essi si rivelano assolutamente ignoranti, tutti, poi, seguitando a vivere in intima relazione con me, purché il dio lo permetta loro, meravigliosamente progrediscono, com’essi stessi e gli altri ritengono. Ed è chiaro che da me non hanno mai appreso nulla, ma che essi, da sé, molte e belle cose hanno trovato e generato”. (Platone, Teeteto, 151d)
In questo passaggio del Teeteto, Platone fa dire a Socrate – il quale aveva ereditato il mestiere dalla madre ostetrica – , come il suo insegnamento sia simile all’arte della levatrice. Anche Socrate aiuta a partorire, con la differenza che lui si occupa di anime.
Ho voluto utilizzare questo passaggio per rendere cristallino il mio pensiero sul ruolo dell’allenatore, soprattutto per chi, come me, opera a livello di settore giovanile. L’allenatore dovrebbe indirizzare le proprie risorse e le proprie conoscenze soprattutto verso la crescita e il benessere del gruppo. Bisogna lasciare da parte il proprio ego, il senso di protagonismo in quanto nessun può risplendere a parte i nostri giocatori: le squadre le fanno i giocatori. Oscar Cano nel suo bellissimo libro “Il Gioco di Posizione del Barcellona – Concetto e Allenamento – Edizione Correre” sostiene che uno dei compiti principali dell’allenatore competente sia quello di rimuovere dal calcio, o almeno ridurre, tutto quello che lo deforma, quello che lo traveste, nascondendolo al giocatore fino a convertirlo in un essere più interessato alla sua dieta, alla sua velocità o alla sua forza; un essere che ignora ciò che sottende la sua attività calcistica. L’allenatore deve quindi riconoscere e trasformare l’informazione ricevuta dal proprio calciatore mentre gioca naturalmente e da lì sviluppare il proprio lavoro. Pensiero condiviso da D’arrigo che, nel suo libro “ Il Senso del gioco”, ritiene che l’allenatore debba utilizzare una metodolgia che accompagni i giocatori verso la conoscenza e non insegnando loro semplicemente una serie di sterili nozioni. Come Socrate, l’allenatore deve quindi aiutare il giocatore a partorire la verità: il gioco del calcio. Verità che porterà il giocatore ad uscire dalla sua zona cieca.

 

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