Sanremese, i 7 motivi per cui è fallito il progetto Riolfo

Ecco i 7 motivi per cui è fallito il progetto Riolfo:

  1. Troppo potere in un’unica persona

Nel calcio è giusto che un allenatore possa decidere i giocatori su cui puntare durante la stagione, ma una società dev’essere strutturata nella giusta maniera. E’ mancato un direttore sportivo, una figura come quella di Fabio Vignaroli per intenderci. Una persona che dirigesse, insieme al Presidente Bersano, la società biancoazzurra, decidendone assetti, strategie ed obiettivi.

2. La fretta di raggiungere determinati obiettivi

Per avere una società sana e all’avanguardia, bisogna necessariamente programmare a lungo termine e investire sul settore giovanile. I risultati “veloci”, nella stragrande maggioranza dei casi, si rivelano dei fuochi di paglia che ben presto si assopiscono. Prendere decine di giocatori affermati e strapagati non è sinonimo di vittorie e successo, anzi, i trionfi, quelli veri, maturano attraverso la programmazione ed a una filosofia precisa. Occorre valorizzare i giovani ed insegnare loro ideali e senso di appartenenza alla squadra.

3. La mancanza di uno zoccolo duro di giocatori del ponente ligure

Quest’anno a Sanremo è mancato un gruppo di giocatori della nostra zona. Esclusi Fiuzzi, Gagliardi, Negro, Scalzi e Martelli, infatti, i restanti arrivano da altre parti d’Italia. E di questo stretto gruppetto, solo Fiuzzi vanta un peso specifico all’interno dello spogliatoio, mentre gli altri 4 sono da considerarsi ancora giovani. Giocatori della scorsa stagione, come Raguseo, Bregliano, Fici, Sancinito, Capra e Rovella, non avrebbero potuto far meglio di quelli attuali? Sicuramente si sarebbe speso la metà della metà.

4. Il rapporto con i tifosi

Il rapporto con i tifosi non è mai decollato. L’inizio della fine si è avuto nel derby di ritorno con l’Argentina, quando i tifosi biancoazzurri accolsero Calabria con uno striscione molto eloquente. Gli ultras accusano Riolfo di non averli mai salutati al termine delle partite e di averli etichettati con aggettivi poco piacevoli.

5. Il rapporto con la stampa

Un rapporto asettico; privo di calore, personalità, freddo e distaccato. Durante la settimana e la domenica dopo le partite, è sempre stato impossibile contattare i giocatori, l’unico modo per sentirli era andare in sala stampa, dove parlavano solo quelli indicati dalla società. Questo sistema non ha sicuramente favorito lo sviluppo di un legame tra tifosi e giocatori.  E basta con questa storia che i giovani non possono parlare, conosco persone di una certa età ignoranti e giovani intelligentissimi; piuttosto facciamo parlare gli intelligenti e leviamo la parola agli ignoranti.

6. Il gioco

Il gioco, escluso alcune partite nel girone di andata, ha latitato. Il match che più mi ha entusiasmato è stato Sanremese-Valdinievole Montecatini 3-2, dove i biancoazzurri sono stati protagonisti sia dal punto di vista del gioco che da quello caratteriale. I ragazzi per finire il campionato dignitosamente hanno bisogno di un sorriso in più, di una carezza: il calcio è allenamento e sudore, ma anche gioia ed allegria. Giocate, divertitevi e sorridete.

7. Un girone di ritorno da zona play-out

12 punti in 11 partite: è questo lo score dei matuziani nel girone di ritorno, di cui 6 nelle ultime 9 partite. Una media da zona play-out.