Albingaunia – Intervista a Manuel Marquez:”Il mio braccio mi ha reso più forte. Nessuno può dirti cosa non puoi fare”

Intervista a Manuel Marquez, centrocampista argentino in forza all’Albingaunia Sport Albenga, decisivo nella sfida di domenica contro l’Oneglia Calcio grazie a una splendida punizione sul primo palo: una traiettoria beffarda che ha regalato tre punti pesantissimi alla sua squadra.
Proprio al termine della gara, durante la consegna del premio, abbiamo notato una particolarità fisica al braccio destro del giocatore. Manuel convive infatti con la Sindrome di Poland, una condizione congenita che comporta uno sviluppo incompleto o ridotto di muscoli e arti su un lato del corpo, spesso interessando torace e braccio.
Una situazione che, nel suo caso, non gli ha mai impedito di inseguire la sua passione per il calcio e di esprimersi ad alto livello sul campo.
Per questo motivo, nella serata di lunedì, gli abbiamo chiesto la disponibilità a raccontarsi, ad andare oltre il calcio e condividere il suo percorso personale. Manuel ha accettato con grande disponibilità e entusiasmo, dimostrandosi fin da subito un ragazzo positivo e aperto.
Non solo: venuto a conoscenza della nostra esperienza nel sociale, si è mostrato interessato a partecipare a eventuali iniziative, con la volontà di dare il proprio contributo e trasformare la sua storia in un messaggio per gli altri.
Ne è nata un’intervista autentica, tra calcio, vita e determinazione.

L’INTERVISTA

Manuel, vittoria di misura contro l’Oneglia: che partita è stata e quanto contano questi tre punti per il vostro cammino con l’Albingaunia?
“È stata una partita molto combattuta, in cui non si è giocato tanto a calcio. Il campo stretto e il vento non aiutavano. Nel primo tempo non abbiamo fatto benissimo, poi nell’intervallo abbiamo sistemato qualcosa e nel secondo tempo, soprattutto con più carattere, abbiamo creato più occasioni. Secondo me il loro portiere è stato uno dei migliori in campo.
Tre punti importanti che ci danno fiducia e ci aiutano a chiudere la stagione il più in alto possibile.”

Hai deciso la gara con una punizione di grande qualità: sembrava dovesse calciare un tuo compagno, poi sei andato tu sul pallone e hai sorpreso tutti sul primo palo. Com’è nata questa scelta e cosa hai visto in quel momento?

“Sì, di solito calciamo io o Gibertini. In quell’occasione Ciravegna ha subito fallo e voleva tirare lui, ma quando ho visto la barriera messa non benissimo ho pensato che per un mancino ci fosse spazio fuori. Appena l’arbitro ha fischiato ho visto un po’ di confusione e non ho avuto dubbi: ho calciato subito.
Sono riuscito a fare gol e ad aiutare la squadra a conquistare tre punti su un campo difficile.”

La stagione dell’Albingaunia si avvia alla conclusione senza particolari sussulti, con i playoff ormai lontani: che bilancio fai del vostro campionato e del tuo rendimento personale?

“Credo che abbiamo fatto un gran percorso. Siamo una squadra giovane, costruita quest’anno per fare bene. Abbiamo avuto qualche difficoltà nel girone di ritorno, dove è stato complicato uscirne, ma penso che questo ci farà crescere per il futuro.
Non ho dubbi che l’Albingaunia farà molto bene anche nei prossimi anni.”

LA STORIA

Manuel, convivi fin dalla nascita con una particolarità al braccio destro: quando hai iniziato a renderti conto di questa situazione e come l’hai vissuta da bambino?

“La verità è che convivo con questa situazione da quando ho memoria. Grazie alla mia famiglia è sempre stato tutto più facile: ho due fratelli più grandi, anche loro calciatori, e mi sono sempre sentito uno in più.
Mia madre dice che dal primo giorno calciavo già il pallone, quindi sono praticamente nato con la palla. Da piccolo non è mai stato un problema, anche perché la mia famiglia mi è sempre stata vicino e ha fatto di tutto per aiutarmi.
Crescendo ci sono stati momenti difficili, in cui magari ti vergogni o cerchi di nascondere qualcosa, ma sono sempre stato forte mentalmente e non mi è mai interessato il giudizio degli altri. Il calcio per me è sempre stato una via d’uscita: si gioca con i piedi, quindi se eri bravo nessuno poteva dirti nulla del braccio.”

Quando ti sei avvicinato al calcio, questa condizione ti ha mai creato difficoltà oppure sei riuscito fin da subito a trovare il tuo equilibrio in campo?

“Nel calcio non ho mai avuto problemi. Giocavo anche con ragazzi più grandi di me e mi sono sempre sentito uno in più. Questo mi ha fatto crescere più velocemente dal punto di vista calcistico.”

Col tempo, quanto questa tua esperienza ti ha aiutato a costruire il carattere e la mentalità che oggi ti permettono di fare la differenza in campo?

“Penso che tutto quello che sono oggi sia anche grazie al mio braccio. Mi ha reso una persona più forte, mi ha insegnato a credere in me stesso e a capire che nessuno può dirti cosa puoi o non puoi fare.”

OLTRE IL CALCIO

Sei in Italia da alcuni anni: com’è la tua esperienza qui, anche fuori dal campo?

“Sono in Italia da circa quattro anni e vivo qui con mia moglie. Non è sempre facile, anche perché sto cercando di sistemare la mia situazione dal punto di vista dell’invalidità, ma al momento non prendo nulla.
Mi hanno riconosciuto solo il 35%, che in pratica non mi dà diritto a niente. In Argentina la situazione era diversa, qui devo ancora trovare la strada giusta e le persone giuste che possano aiutarmi.”

IL MESSAGGIO

Che messaggio vuoi mandare a chi, come te, ha una difficoltà fisica ma sogna di fare sport e magari ha paura di non farcela?

“Se ti piace uno sport, devi farlo con passione e amore: nessuno potrà mai dirti nulla. Ci saranno sempre momenti difficili, ma in quei momenti bisogna stare vicino a chi ti vuole bene, alla famiglia e agli amici.
Sono loro che non mancano mai e che ti danno la forza per andare avanti.”

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